L'altra sera mi è capitato di rivedere per l'ennesima volta "Ragazze vincenti" e ho riflettuto su di una cosa su cui non mi ero mai soffermata. Dottie ha sicuramente lasciato cadere quella palla all'ultimo inning perché dall'altra parte c'era sua sorella minore Kit. E il minore non è da sottovalutare. Solo una sorella maggiore è disposta a sacrificare tutto, a sacrificare lei stessa, a sacrificare il traguardo desiderato da una vita, per qualcuno. Mia sorella lo farebbe. Ne sono convinta.
Certo, non metto in dubbio che forse, da piccole, non l'avrebbe fatto. Ma del resto, quando due teppiste ti smontano la tua adorata casa delle Barbie perché vogliono provare a salire sull'ascensore, come potresti provare dell'affetto incondizionato? Non dev'essere stato per niente facile per lei, aveva chiesto una sorellina, non due, io me la sarei presa da morire. Soprattutto quando si deve essere resa conto che quelle due, non erano propriamente due bamboline, ma che ogni cosa che toccavano distruggevano, che ogni gioco che lei aveva tenuto da parte per loro con tanta cura, faceva una brutta fine.
Non dev'essere stato un bel periodo quello, e andando avanti le cose non sono per niente migliorate. Non avendo nessuno "sotto di me" posso solo immaginare cosa voglia dire fare da apripista, doversi guadagnare ogni singola cosa e non dare per scontato che "se l'aveva fatta lei all'epoca posso farla anch'io", dover sudarsi il primo paio di scarpe di marca, dover aver a che fare con i "ma loro sono piccole".
A nostra difesa però posso dire che le cose non sono state una passeggiata neanche per noi. Credo che sia nell'indole di sorella/fratello minore prendere come punto di riferimento chi ci è già passato, quindi ti ritrovi a fare lo stesso sport (grazie Giorgia per non aver scelto Danza), a confrontarti a scuola nonostante la differenza di età (e quando tua sorella è una di quelle a cui le maestre alla fine dell'anno chiedono i quaderni, non è per niente facile) e a rubarle i vestiti dall'armadio (fino a quando non ti senti dire "me li allarghi..sei un ippopotamo").
Fino a che non arriva quel momento in cui lei diventa adulta, e si dimentica di tutto quello che ha dovuto subire, si dimentica che se ha un buco sulla punta del naso è perché sue sorelle le hanno voluto lasciare un ricordino durante la varicella, si dimentica della casa delle Barbie distrutta. Tutto ad un tratto si trasforma. Senza dirti niente, senza avvisarti, senza alcun avvertimento, inizia a prendersi cura di te in modo incondizionato. Diventa quella che si agita se non l'avvisi che sei arrivata a Padova, che ti da un posto da dormire perché tu non vuoi stare a casa da sola, quella che il giorno della tua laurea sta fino alla fine per assicurarsi che tu stia bene, quella per cui ti trovi 30 chiamate non risposte alle 5 di mattina perché non l'avevi avvisata che facevi tardi, quella che sveglia di notte suo marito perché sua sorella non risponde al telefono (Luca santo subito!!), quella che ti aspetta fuori dall'ambulatorio o che ti sta vicina quando fai gli esami del sangue perché sa che hai paura. E ti rendi conto di quanto sia meraviglioso sapere che al mondo c'è qualcuno disposto a far cadere una palla per te, all'ultimo inning della finale nazionale.
Certo, non metto in dubbio che forse, da piccole, non l'avrebbe fatto. Ma del resto, quando due teppiste ti smontano la tua adorata casa delle Barbie perché vogliono provare a salire sull'ascensore, come potresti provare dell'affetto incondizionato? Non dev'essere stato per niente facile per lei, aveva chiesto una sorellina, non due, io me la sarei presa da morire. Soprattutto quando si deve essere resa conto che quelle due, non erano propriamente due bamboline, ma che ogni cosa che toccavano distruggevano, che ogni gioco che lei aveva tenuto da parte per loro con tanta cura, faceva una brutta fine.
Non dev'essere stato un bel periodo quello, e andando avanti le cose non sono per niente migliorate. Non avendo nessuno "sotto di me" posso solo immaginare cosa voglia dire fare da apripista, doversi guadagnare ogni singola cosa e non dare per scontato che "se l'aveva fatta lei all'epoca posso farla anch'io", dover sudarsi il primo paio di scarpe di marca, dover aver a che fare con i "ma loro sono piccole".
A nostra difesa però posso dire che le cose non sono state una passeggiata neanche per noi. Credo che sia nell'indole di sorella/fratello minore prendere come punto di riferimento chi ci è già passato, quindi ti ritrovi a fare lo stesso sport (grazie Giorgia per non aver scelto Danza), a confrontarti a scuola nonostante la differenza di età (e quando tua sorella è una di quelle a cui le maestre alla fine dell'anno chiedono i quaderni, non è per niente facile) e a rubarle i vestiti dall'armadio (fino a quando non ti senti dire "me li allarghi..sei un ippopotamo").
Fino a che non arriva quel momento in cui lei diventa adulta, e si dimentica di tutto quello che ha dovuto subire, si dimentica che se ha un buco sulla punta del naso è perché sue sorelle le hanno voluto lasciare un ricordino durante la varicella, si dimentica della casa delle Barbie distrutta. Tutto ad un tratto si trasforma. Senza dirti niente, senza avvisarti, senza alcun avvertimento, inizia a prendersi cura di te in modo incondizionato. Diventa quella che si agita se non l'avvisi che sei arrivata a Padova, che ti da un posto da dormire perché tu non vuoi stare a casa da sola, quella che il giorno della tua laurea sta fino alla fine per assicurarsi che tu stia bene, quella per cui ti trovi 30 chiamate non risposte alle 5 di mattina perché non l'avevi avvisata che facevi tardi, quella che sveglia di notte suo marito perché sua sorella non risponde al telefono (Luca santo subito!!), quella che ti aspetta fuori dall'ambulatorio o che ti sta vicina quando fai gli esami del sangue perché sa che hai paura. E ti rendi conto di quanto sia meraviglioso sapere che al mondo c'è qualcuno disposto a far cadere una palla per te, all'ultimo inning della finale nazionale.

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